"la vela è una religione... hai suoi riti. se fa bello, fa bello. se c'è vento, c'è vento. e se non c'è vento, si aspetta, si sorveglia. hai fame, mangi. hai sete, bevi. ti prende sonno, dormi. è una scuola di pazienza." - Bernard Moitessier

29 luglio 2008

il carrello del genoa

Mentre vagabondavo su Internet mi sono imbattuto in una semplice ed empirica regola per la regolazione della posizione del punto di scotta del genoa. Il che mi ha riportato alla memoria un certo numero di conversazioni in proposito che mesi fa hanno visto protagonisti alcuni amici ed in particolare Andrea, come al solito promotore di una accurata analisi tecnica...
Non posso dunque esimermi dal riassumere tale regoletta, in attesa di sperimentarla alla prima prossima uscita per verificarne l'affidabilità.

Prima però riassumo le mie conoscenze, almeno fino ad oggi...


Come sappiamo spostare il punto di scotta in avanti diminuisce la tensione della base e aumenta quella della balumina, con il conseguente risultato di spostare verso prua il grasso della vela. Viceversa spostare il punto di scotta indietro (verso poppa) fa sì che la tensione della base aumenti, quella della balumina diminuisca e così il grasso della vela (la vela si smagrisce). Se la prima alternativa è indicata (almeno in teoria) per condizioni di mare poco formato e venti leggeri, la seconda è consigliabile in condizioni in cui il vento rinfresca, condizioni in cui è anche necessario aumentare il livello di attenzione perché la vela più piatta (minore angolo di incidenza al vento) perdona meno un timoniere poco esperto.
In generale comunque la regola empirica per eccellenza è la seguente: il punto di scotta deve essere in quella posizione che fa sì che il prolungamento ideale della linea di scotta coincida con la bisettrice dell'angolo di scotta della vela.


E ora veniamo alla "nuova" regola la quale - in sostanza - dice che quando il punto di scotta è correttamente regolato portando la barca all'orza il genoa si sventa nello stesso momento lungo tutta l'inferitura. Se invece si sventa per prima la parte bassa della vela (vanno in stallo i filetti bassi) allora il punto di scotta deve essere spostato verso poppa mentre - all'opposto - se si sventa per prima la parte alta del genoa allora il punto di scotta deve essere spostato verso prua.

Regola semplice, mnemonicamente riassumibile in:

si sventa prima in alto = avanti
si sventa prima in basso = indietro

La pratica è interessante e va messa alla prova. Il che può confermarla o confutarla dal punto di vista empirico/sperimentale. Una dimostrazione dal punto di vista tecnico/fisico è invece tutta un'altra cosa che lascio volentieri ai più esperti...

28 luglio 2008

serata festaiola

Venerdì sera, all'arrivo in porto a Salivoli, notiamo con sorpresa l'insolito affollamento ...
Accidenti ! ...serata delle pre-slezioni - credo - di Miss Italia 2008 ! ...che emozione !
Dopo il dovere (leggi: un bel piatto di tagliolini con le sarde, il tutto innaffiato da un ottimo Pinot), scatta immancabile l'azione di documentazione fotografica.
...tanto non costa nulla, giusto ?


21 luglio 2008

Video e foto

ultima uscita:






17 luglio 2008

tutto il mondo è paese ...?

dalla rivista "Solo Vela":

15 luglio 2008


Najad riduce la forza lavoro

Henan - Taglio al personale per Najad Varvet, il cantiere finlandese che ha annunciato lo scorso fine settimana il licenziamento di quaranta dipendenti del principale stabilimento di Henan, in Svezia. La decisione è il risultato del forte calo del mercato nautico in Svezia, nell'ultimo anno pari al venticinque per cento, dopo aver raggiunto nel 2007 la cifra record di ventiquattromila unità vendute. "La cantieristica sta affrontando un periodo molto difficile - ha detto Magnus Ritterstad, manager dell'area marketing Najad - e dobbiamo regolare la nostra produzione in base a questa situazione. Nonostante ciò, pur avendo licenziato del personale presso lo stabilimento di Henan, stiamo pensando di assumere altri lavoratori per quello di Amalk. Nello stesso giorno in cui abbiamo attuato questo taglio al personale, abbiamo anche venduto tre barche. Un buon segnale d'incoraggiamento".Il cantiere Najad, il cui fatturato annuo si aggira intorno ai quaranta milioni di euro, è stato acquisito lo scorso mese dal gruppo Linnea Yacht, che detiene le quote anche di Maxi Yachts e Aphrodite, due altri cantieri a vela svedesi.

Nemmeno il "ricco" mercato della nautica si salva più, dunque. Dove andremo a finire ? ...O forse ci siamo già senza essercene accorti ?

14 luglio 2008

accessori per la nautica, vera scuola di pazienza...

...ma qualcuno mi sa spiegare perché il novantacinque percento - e sono ottimista - dei negozi di accessori per la nautica sembra non capire mai alla prima quello che ti serve ?

E' vero, nel mondo della nautica la "standardizzazione" è un concetto inesplorato, ogni imbarcazione, ogni natante, insomma qualunque cosa che galleggia ha il SUO specifico accessorio, le SUE particolari dimensioni, i SUOI caratteristici materiali, il che giustifica il classico botta e risposta del tipo:

"salve, mi servirebbe una basetta rettangolare 56x45 per tubo da 25mm in acciaio lucidato - non satinato - con sottobase in polietilene" - io, sprezzante, ...mi sono preparato questa volta

"...eh, ho capito, ma che inclinazione deve avere la basetta ?" - il commesso, con fare stanco ma un po' beffardo

"...ehm, beh, mah, ...che inclinazioni sono disponibili ?" - io, con condiscendenza

"eee, almeno sette o otto !" - lui, dannatamente vittorioso

"...va beh, allora misuro e ritorno.... grazie" - io, ormai umilmente sconfitto...

E' vero però che molte altre volte, pur avendo spiegato in modo cristallino e con illimitata dovizia di particolari quello che ti serve e malgrado lui ti abbia risposto "ok, è chiaro quello che ti serve", poi quello che ottieni è tutta un'altra cosa. Quando lo fai notare, lui non fa una piega (sa già di essere colpevole) e placidamente dice "va beh, non c'è problema, si rifà". E invece si che c'è il problema, perché è la quarta volta che "si rifà" !!

E' successo di nuovo, con la scotta del rollafiocco. Non è ancora quella che ci serve. Se non erro siamo al quarto tentativo, e si che non mi sembra una faccenda di sicurezza nazionale. Cazzo, è una semplice scotta che deve avere un certo diametro ! Non ti ho chiesto uno studio di fattibilità per il sistema a propulsione magneto-idrodinamica dell'Ottobre Rosso !

...Niente da fare, questa si che è una scuola di pazienza, altro che storie.
Magra, anzi, magrissima consolazione rendersi conto che superficialità e dilettantismo ormai sono merce all'ingrosso, mentre competenza e professionalità vanno ricercate col lanternino, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli.
Che dire, speriamo che la quinta sia la volta buona, così potremo raccontare di quella volta che ci vollero due mesi per sostituire una scotta del rollafiocco.
Ad maiora.

11 luglio 2008

Foto

Eccole !
Finalmente ricevo le folto dell'ultima uscita e pubblico al volo !

P.S. Foto by Laura e France ...










8 luglio 2008

vele d'epoca

Ogni tanto ci vuole. Eh si, una bella barca d'epoca che ti si ancora accanto è sempre una bella cosa. Certamente meglio che vedersi capitare accanto - per esempio - barche a motore che sgassano un quarto d'ora prima di darsi pace e poi magari dopo aver dato l'ancora un po' troppo nei dintorni della tua, fanno anche un casino d'inferno con la radio al massimo.

E' quello che ci è capitato domenica scorsa (non il casino, se Dio vuole, ma la barca d'epoca). Eravamo all'ancora davanti alla Biodola (Isola d'Elba) - se qualcuno ha dei dubbi geografici, allego uno screenshot da Google Earth - quando un due alberi tutta di legno getta l'ancora accanto a noi catturando la nostra attenzione.

Il nome che leggiamo (forse dovrei dire "leggono", visti i miei 8/9 decimi non di più) sulla poppa è "Rondine II" (eccola sotto in una foto presa dalla rete).


Immediatamente scatta la ricerca su uno dei libri che teniamo a bordo e che descrivono con dovizia di fotografie una varia moltitudine di barche d'epoca. Tombola ! Si tratta di uno Yawl Marconi del 1938 (varato poi nel '48) del cantiere Sangermani. Progetto di Cesare Sangermani, superficie velica di 130 mq, lunghezza f. t. 17,65 m, larghezza 3,90 m e pescaggio 2,53 m. Ah, dimenticavo: dislocamento 27 tonnellate. Bella, davvero bella, complimenti all'armatore ! ...che deve aver speso non poco per farla restaurare.

7 luglio 2008

Issa: perchè ?




La nostra barca è una HR 352 e si chiama Issa 2. Poiché è stata battezzata dal precedente proprietario ci siamo sempre chiesti:

ma perché Issa ? Cosa significa ? Da dove viene ?

Quindi, visto che ormai su Internet si trova di tutto, ma proprio di tutto, mi sono armato di pazienza e mi sono messo in caccia.
Non nascondo che ho da subito nutrito la neanche troppo segreta speranza che il nome avesse una solida origine mitologica... Non è spesso così per i nomi delle barche ? Certo, mi dicevo, d'altro canto quale sconsiderato userebbe una esclamazione (ohhh, issa !!) per dare il nome alla sua barca ? Ma stiamo scherzando ? E soprattutto: ma cosa c'entra ? E ancora: ma quali altre possibilità ci sono ?
Il nome della barca è una cosa seria, deve evocare passione, audacia, ma anche armonia, serenità, sicurezza. Insomma deve essere una specie di distillato di emozioni e sensazioni che l'armatore deve riuscire a sintetizzare in una sola parola, massimo due.
Ricordo per esempio che una delle prime barche sulle quali sono salito si chiama "Tanit"; è un Comet 38, davvero bella, e ricordo che appena lessi il nome mi dissi: "che scelta divertente, l'armatore deve essere un appassionato del buon bere se ha scelto il nome di un Moscato di Pantelleria per la sua barca !". Imbarazzante ! ...Solo poche ore dopo mi spiegò che Tanit era una delle più importanti divinità per i Cartaginesi, era la protettrice della città e - addirittura - la sua effigie veniva usata per coniare le monete !
Da allora cerco di non commettere più errori ed è per questo che ho provato una certa soddisfazione quando ho trovato la risposta a tutte le nostre domande. Ebbene, Issa altro non è che uno dei nomi con cui fu soprannominato Achille durante il suo soggiorno a Sciro, alla corte del re Licomede, dove fu condotto dalla madre Teti per sottrarlo al rischio di morire in guerra come profetizzato dall'indovino Calcante. La leggenda vuole che Achille, durante i nove anni del suo soggiorno a Sciro, vestisse abiti femminili e passasse il suo tempo con le figlie di Licomede, ecco perché Issa o Pirra (dal colore dei capelli biondi), nome che poi (Pirro) fu ereditato dal figlio Neottolemo.
Adesso però nuove domande si affacciano insistenti:

Il nesso ? Forse sotto le discrete forme dell'Hallberg-Rassy 352 batte il cuore di un feroce guerriero ?

Non lo so... Una cosa alla volta. Intanto mi accontento dell'indagine preliminare. La prossima puntata è rimandata a quando un paio di chiacchierate in pozzetto, fra un buon toscano e un bicchierino, ci avranno fatto venire in mente qualche ispirazione. ...E si che toscani, grappe, whisky e rum di ispirazioni ce ne faranno venire davvero parecchie...
P.S. In questi giorni ho un tallone dolorante. Credo di essermi procurato l'indolenzimento in barca... sarà un caso ?

cosa c'è di più bello...


...del soffio del vento sulle vele e del frangersi delle onde sullo scafo mentre ogni tanto qualche scricchiolio (le scotte, le drizze, i winch...) ti ricorda che non devi, non puoi rilassarti completamente, mai mentre navighi... non sembra tutto fatto apposta perché quando trovi il prossimo approdo, la prossima rada, il prossimo riparo, tu possa apprezzare anche l'altra parte dell'incanto, cullato dal dolce dondolio del mare ?
Io credo di si, credo che ci sia un motivo, e magari prima o poi capirò anche qual è.
Insomma, non è che voglia fare il filosofo o che voglia scimmiottare un romanziere dei vecchi tempi, è che quando si cerca di descrivere una passione, una sensazione, un piacere, le parole precise non si trovano mai. Per quanto ti sforzi, sembra sempre che manchi qualcosa; ci pensi, scrivi, ti sembra di aver reso l'idea, poi rileggi e ti dici:

no, non è proprio così... si, rende l'idea, ma non è abbastanza...

e allora ti fai un po' prendere la mano nella ricerca del dettaglio, che però rimane inevitabilmente inafferrabile...
Comunque di questo si tratta, di andar per mare, ma attenzione, non genericamente "andar per mare", direi piuttosto "andar per mare a vela", che è tutta un'altra cosa. Lo dico soprattutto per tutti quelli che non hanno mai avuto la fortuna di provare, ma anche - e soprattutto - per quei simpaticoni che, motori a tutta birra e mare piatto (uniche condizioni che siano loro familiari), ti passano vicino, ma così vicino che ti costringono a spostarti, senza ricordare come ci si comporta in mare, beh forse senza proprio saperlo !
E' proprio vero: non è una barca se non ha un albero !
Mi raccomando, non dimenticatelo. Se poi volete anche capire il perché, non vi resta che salire a bordo (di una barca a vela, ovvio !) e - mal di mare permettendo - capirete ...